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Be social

Be social

Se devi trovare lavoro diventa social, ma social intelligente.

Sono arrivata a questa conclusione in quest’anno (eh sì è quasi un anno) di disoccupazione e di prove.

Come saprete ho investito tutte le mie energie in un master in digital marketing, senza nemmeno sapere bene di cosa si trattasse e a cosa avrebbe portato e in realtà non so ancora dove mi porterà. Avevo valutato che era un campo in forte espansione che offriva molti sbocchi in Italia, essendo il nostro paese decisamente arretrato in questo settore rispetto ad altri quali ad esempio i soliti Stati Uniti.

Bene ho scoperto un mondo.

Un mondo affascinante, complesso,  estesissimo che richiede moltissime competenze. Sono infinitamente felice della mia scelta indipendentemente dai risultati lavorativi che potrà portare. E’ certo che mi ha rivoltato come un calzino e ha acceso in me una sete inarrestabile di conoscenza. Sì, perché non c’è limite a quello che c’è da imparare in questo campo dove ormai tutti pontificano a ragione o torto. Entri in una stanza e trovi venti porte. Ne apri una e ne trovi altre cento e se non hai un minimo di organizzazione mentale ti perdi in un marasma di informazioni spesso anche contrastanti. Ma giustamente a voi poco importerà di questo preambolo perché le vostre scelte lavorative saranno molto probabilmente diverse dalla mia.

Una riflessione però vorrei mettere a fattor comune perché credo sia utile a tutti, sicuramente a quelli della mia generazione che con i social non sempre ci sanno fare. Ma anche ai più giovani che spesso, noto ormai con occhio critico, li usano facilmente con le loro leste dita ma in modo poco coerente.

Oggi abbiamo a disposizione strumenti che possono essere considerati diavolerie o grandi opportunità. Sta a noi farne i nostri alleati.

Quando ho frequentato una serie di incontri di riorientamento al lavoro la prima cosa che hanno detto è stata: “tutte le persone che conoscete devono sapere che state cercando lavoro, compreso il prete e il postino, perché non si sa mai, magari uno sente qualcosa in giro che può interessare, si ricorda di voi e ve lo dice”. Giusto consiglio, magari uno ci aveva già pensato da solo, però repetita iuvant. Ora, pensiamo a quante persone conosciamo personalmente e a quante ne esistono in rete. Quanto potrebbe essere più efficace l’eco del messaggio nel network?

Calma. Non sto dicendo di scrivere su facebook che cercate lavoro anche se non ci vedrei nulla di male. Vorrei farvi pensare a tutta la quantità di persone che non vi conoscono o che non sentite da secoli che potrebbero esservi utili nella ricerca di una nuova occupazione. Eh grazie, mi direte, hanno inventato Linkedin apposta. Eggià. Ma lo sappiamo usare? Ne sappiamo sfruttare le potenzialità? Sappiamo come vengono effettuate le ricerche? Qual è la qualità del proprio profilo? Dobbiamo dire che siamo disoccupati (se questo è il nostro caso) o dobbiamo inventarci qualcosa per non metterlo in evidenza?  Ma soprattutto: siamo consapevoli che ogni contatto è in realtà una persona? Abbiamo capito che le persone magari non ci daranno un lavoro, ma ci daranno consigli, diventeranno nostri amici, ci consentiranno di creare vere e proprie reti di esseri umani che condividono una stessa situazione o uno stesso interesse o uno stesso obiettivo? Abbiamo capito che oggi i recruiter spesso non si fermano a Linkedin ma vanno a dare un’occhiata ai profili facebook e instagram, valutano il numero di followers che abbiamo, il tono di voce (si chiama così) che teniamo nei nostri post, cercano di capire qualcosa in più del nostro carattere, perché ormai non si ricerca solo una competenza ma si da valore anche alle cosiddette soft skills, almeno se un recruiter è un po’ intelligente?

Sembra il grande fratello? Si e no. Un po’ lo è un po’ è come la vita: se si è sempre se stessi non si ha nulla da temere né da nascondere.

In tanti anni di lavoro dipendente non ho mai dato grande importanza a Linkedin. Avevo un profilo, ma non lo aggiornavo, non interagivo, nemmeno sapevo bene come si usasse lo strumento. Rispondevo agli annunci pubblicati su piattaforme tipo Monster, Infojobs e simili e difficilmente ricevevo riscontro. I miei colleghi giovani al contrario erano tempestati da richieste su Linkedin, ma loro erano (e sono tutt’ora) giovani e quindi più appetibili,  per cui la motivazione era solo l’età non il fatto che io avessi un profilo che faceva schifo. L’età giocava sicuramente il suo ruolo, ma aiutati che il ciel ti aiuta e usa Linkedin per benino!

Ora: il fatto che io non sia stata particolarmente furba non significa che siate così anche voi, però ho visto che tanti amici e persino mio marito che ha un curriculum invidiabile non curano i loro profili e siccome prevenire è meglio che curare, soprattutto in un mondo dove il lavoro non è più sicuro da nessuna parte e qualunque sia il ruolo che si ricopre, il mio spassionato consiglio è quello di essere previdenti e di non aspettare di trovarsi con il sedere per terra per iniziare a muoversi in questa direzione, bensì di pensarci con anticipo rivedendo il proprio profilo, creandosi una rete di contatti coerente e numerosa in modo tale da poter poi capire con quali persone ci sentiamo più in sintonia per un proficuo scambio di informazioni di qualsiasi genere e ultimo ma non meno importante interagire frequentemente attraverso articoli, condivisioni, commenti ecc..

Questo l’ho imparato sulla mia pelle e su quella di diversi conoscenti a cui ho curato il profilo e che hanno visto aumentare sensibilmente l’interesse nei loro confronti, alcuni con esiti positivi altri no, ma almeno hanno avuto e continuano ad avere un’arma in più per muoversi con intelligenza.

Bene, questo articolo ha il solo lo scopo di sensibilizzare chi ancora non è su questa lunghezza d’onda alle idee di rete e di coerenza. Per molti saranno sicuramente concetti più che scontati, ma sono quasi certa che per altri, come la sottoscritta un anno fa,  sono aspetti ancora sottovalutati.

Sono molto felice del percorso che ho seguito in ambito social, ho conosciuto moltissime persone che stanno dando un grosso contributo alla mia crescita personale arricchedomi moltissimo, ho ottenuto una buona visibilità e ho avuto prova di come tutti i profili di una persona bene o male vengano tenuti in conto dai recruiter e/o da possibili futuri clienti.

L’importante è capire le potenzialità che la rete ci mette a disposizione e sapere che le possiamo sfruttare a nostro vantaggio. Poi mettere a posto i profili è il meno del problema. Seguirà presto un altro articolo o magari un pdf scaricabile specifico per Linkedin e poi piano piano per gli altri social.

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Kit di pronto soccorso per chi ha perso il posto di lavoro

Kit di pronto soccorso per chi ha perso il posto di lavoro

Qualsiasi sia la tua età, qualsiasi siano le motivazioni perdere il posto di lavoro è quasi sempre un evento traumatico. I problemi che ne derivano possono essere seri dal punto di vista economico ma spesso il peggio tocca al cuore e all’orgoglio. Mille domande scaturiscono nella mente, altrettanti sensi di colpa, sentimenti di delusione, tradimento, fallimento, paura, perdita di identità. Li ho provati tutti e so quanto possono impedire di trovare una soluzione ai problemi veramente seri come quelli della sopravvivenza pratica della propria famiglia o anche solo di se stessi.
Abbattersi non serve a niente ma all’inizio è naturale e salutare prendersi un po’ di tempo (poco!) per accusare il colpo. Presto però bisogna ricominciare e il modo migliore per farlo è domandarsi quali sono i sentimenti che si provano, quelli che ci fanno stare più male, per accettarli e trasformarli in un motore positivo. Di una cosa sono convinta al cento per cento: NON TUTTO IL MALE VIENE PER NUOCERE anzi  il male non viene mai per nuocere se non glielo permettiamo e se lo trasformiamo in un’occasione. Ogni criticità porta in sé il seme di un cambiamento, di nuove scelte, di opportunità accantonate o non considerate. Questi i semplici consigli che ho trovato nella mia home made kit di pronto soccorso:

  • ascolta ma subito smonta eventuali critiche della tua famiglia, sono quelle che fanno più male: ricordati che hai fatto del tuo meglio, che c’eri tu sul posto di lavoro e nessun altro può permettersi di giudicare. Condividi come ti senti, esprimi il tuo desiderio di essere accettato per quello che sei e rispettato per il momento difficile che stai affrontando. Smorza eventuali paure di tipo economico essendo propositivo, dimostrando a te stesso e ai tuoi cari che stai già pensando a delle soluzioni. Rimanere concentrati sul problema non aiuta a risolverlo. Non vergognarti a chiedere a tutti di rivedere temporaneamente la gestione delle spese. Il problema riguarda l’intera famiglia non solo te. Insieme e senza cercare inutili colpevoli, la situazione si può risolvere molto più facilmente.
  • confrontati con chi ha vissuto o sta vivendo la tua stessa situazione. Troverai conforto e buoni consigli. Fuggi però dalle persone che si crogiolano nell’autocommiserazione. Sono bravissime nel trascinare gli altri nella loro sterile zona di comfort. Cerca solo positività. Di quella hai bisogno in questo momento. Quando ti sentirai forte potrai aiutare anche coloro che riescono solo a lamentarsi a cambiare atteggiamento. Prima non saresti di aiuto né a te stesso né a loro e certamente loro non sarebbero di aiuto a te.
  • comunica serenamente e positivamente a tutti, ma proprio tutti,  la tua situazione lavorativa e la necessità di trovare un altro impiego. Il passaparola ha ancora il suo perché. Se nessuno sospetta che stai cercando lavoro difficilmente penserà a te nel caso venga a conoscenza di un’opportunità.
  • ricorda che tu e il lavoro che facevi siete due entità distinte. E’ il lavoro che è andato male. Succede, soprattutto ai giorni nostri. Tu sei sempre tu, non sei andato male, non hai fatto nulla di male e anche qualora tu abbia commesso degli errori chi non fa non falla si dice, dagli errori si impara e si ricomincia.
  • accetta serenamente l’indifferenza delle persone da cui ti saresti magari aspettato solidarietà e vicinanza. Il mondo va così. Riconosci però il valore di chi ti sta vicino e concentrati su quello piuttosto che sulla delusione.
  • Mantieni i ritmi che avevi quando lavoravi. E’ facile incominciare a dormire di più, impigrirsi, ciondolare e rimuginare, magari in pigiama. Non immagini come questo influisca negativamente sul tuo benessere fisico e psichico. Pensa piuttosto che pur riconoscendo il periodo di difficoltà puoi avere un po’ di tempo libero finalmente, utilizzalo saggiamente. Fai attività fisica, un’attività che ti piaccia, non devi diventare bello devi diventare forte dentro. Io che non ho mai mosso un muscolo ho trovato nelle camminate mattutine una grande medicina per il corpo e per la mente e ora non ne posso più fare a meno.
  • informati tempestivamente sulle pratiche burocratiche che devi espletare per esempio presso il centro per l’impiego o presso l’INPS per una eventuale indennità di disoccupazione e diventa un segugio di opportunità non solo di lavoro ma anche di corsi di aggiornamento o riqualificazione, gruppi di riorientamento al lavoro che puoi frequentare. Sii instancabile in questo.
  • Valuta obiettivamente la situazione economica: se hai le spalle coperte per un po’, non affrettare le tue decisioni. Prenditi del tempo per riflettere e capire che cosa vuoi e quali opportunità può darti questa nuova situazione. Se hai reali e urgenti problemi economici chiedi aiuto senza vergogna. Puoi rivolgerti ai servizi sociali, a diverse associazioni come la Caritas o la San Vincenzo. Se i tuoi figli vanno a scuola prova a chiedere una temporanea riduzione del costo della mensa. Naufrago salva naufrago ricordatelo sempre. Oggi tocca a te, domani non esiterai ad aiutare chi si dovesse trovare in difficoltà.
  • Lavora su te stesso, in rete e non, trovi tanto materiale sulle tecniche di rilassamento, la mindfullness, la meditazione, la preghiera, lo yoga… c’è di tutto e di più. Leggi senza pregiudizi e sperimenta quello che ritieni più adatto a te. Se pensi che la sfortuna ti abbia colpito riduci la fregatura facendo in modo che questo periodo ti sia utile. Sfruttane ogni attimo pensando positivo e agendo in modo intelligente.

Non mi resta che augurarti buon cammino ricordandoti che alla fine della salita in genere c’è il panorama migliore e poi inizia la discesa.

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