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L’attualità delle intuizioni di Napoleon Hill

L’attualità delle intuizioni di Napoleon Hill

Il libro che sto leggendo in questo momento è “Pensa e arricchisci te stesso” di Napoleon Hill.

Nel campo della crescita personale al quale mi sto avvicinando con sempre maggiore entusiasmo e voracità, credo di essere l’unica a non averlo ancora letto e devo dire che ho aspettato con ansia di finire il libro precedente per poterlo iniziare.

Mi domandavo perché mai tutti in tutto il mondo facessero così frequentemente riferimento (stavo per scrivere fossero fissati) a questo libro scritto nel 1937. Quali modalità di arricchimento (che non è comunque da intendersi esclusivamente di tipo economico)  poteva mai insegnare un testo scritto così tanto tempo fa, in un contesto storico e culturale così distante dal nostro? Seguirà quanto prima nella sezione sfide – 20 libri la mia umile recensione ma, senza voler spoilerare, ho sentito l’esigenza di condividere con voi alcune frasi lette ieri sera che mi hanno colpito per la loro straordinaria attualità.

Ricordo ancora una volta che siamo nel 1937. Napoleon Hill scrive:

Per noi che siamo alla ricerca della ricchezza, dovrebbe essere incoraggiante sapere che questo mondo in continuo cambiamento in cui viviamo richiede nuove idee, nuovi modi di fare le cose, nuovi leader, nuove invenzioni, nuovi metodi didattici e di marketing…”.

E in un altro passaggio continua:

I sognatori di oggi (1937) sono in una situazione molto più favorevole. Il mondo è pieno di innumerevoli opportunità che i sognatori del passato non hanno mai avuto”.

Non cogliete anche voi una forte similitudine con la situazione che stiamo vivendo oggi in cui tutto è cambiato così velocemente e altrettanto velocemente continua a cambiare e ci è richiesto lo forzo di pensare in modo diverso, agire in modo diverso, rivedere i nostri schemi mentali, abbandonare alcune certezze che ci hanno inculcato da bambini (parlo per quelli della mia età).

Non sentite anche voi l’esigenza prepotente di diventare sognatori invece che piangerci addosso? I sognatori di oggi (2018) e credo i sognatori di tutti i tempi sono in una situazione decisamente favorevole. Se non si può sognare oggi con tutto quello che la tecnologia, il mondo digitale, il world wide web mette a disposizione in termini di informazioni e opportunità significa che abbiamo perso la capacità di sognare, ingessati in preconcetti e attese che non sono più attuali.

Io ho deciso di sognare e di cavalcare l’onda prima che mi sommerga.

Speriamo in bene perché nuoto maluccio!

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Terzo step: SII AMICO DEL TUO CORPO

Terzo step: SII AMICO DEL TUO CORPO

Eccoci a quello che ho individuato come il terzo passo necessario per poter ricominciare veramente, perché ricominciare amici non è una cosa da poco, comporta un dispendio di energie fisiche e mentali notevoli. Quindi chiediamoci: le abbiamo queste energie? Il nostro corpo è dalla nostra parte o rema contro. O meglio l’abbiamo ascoltato e ben trattato negli ultimi anni o lo abbiamo trascurato se non preso a calci?

Indovinate un po’ cosa ho fatto io? Calci, calci, calci e più me ne rendevo conto più calci gli tiravo come se in qualche modo dovessi punirmi o fossi convinta che non valesse più la pena di dargli le giuste attenzioni.
O di dare a me stessa le giuste attenzioni perché noi e il nostro corpo non siamo poi tanto distinti.

L’importanza di un fisico in forma cioè di un sistema di supporto in grado di darmi energia e allineato con la mente è stato il concetto più difficile da metabolizzare e la consapevolezza di dover cambiare pesantemente rotta ha richiesto una lunga maturazione. Negli anni passati mi ero concentrata essenzialmente a piangere sull’aspetto esteriore. Fino a 38 annI ero sempre stata in super linea poi il dolore della mente si è espresso anche attraverso il corpo e gradualmente mi sono ritrovata con 30 kg in più, senza capelli per diversi anni e, una volta ricresciuti in parte questi ultimi ho assistito ormai quasi divertita alla sparizione di quasi tutte le sopracciglia. Un’immagine di me difficile da accettare e meno la accettavo e più la situazione peggiorava e

A un certo punto tutto questo non ha più avuto importanza: ho sentito (più che capito) che non era importante la carrozzeria bensì il motore. Sarebbe ridicolo e doloroso ripropormi come obiettivo un’immagine di me stessa appartenente al passato, perchè io non appartengo più al passato ma al momento presente e al futuro.  Quello che invece ho sentito aver senso è stato chiedere scusa al mio corpo per come l’avevo trattato e iniziare a piccoli passi a rifarmelo alleato in modo da non alzarmi più la mattina già stanca, non crollare sul letto l’intero week end, non sentirmi un’ottantenne ogni volta che dovevo piegarmi, non arrivare distrutta a fine giornata.

E’ quindi cambiata la foto di me stessa appesa che, attaccata con un puntina da disegno nella mia mente, doveva diventare il mio obiettivo da raggiungere: non una trentenne in minigonna, ma una cinquantenne piena di energia in grado di rimettere in sesto la sua vita a 360 gradi. Avere un obiettivo che sia raggiungibile cambia tutto il quadro della situazione, sempre.

Ora, anche da giovane non sono mai stata sportiva. Non mi è mai piaciuto nessun tipo di sport, non sono mai stata portata e sono sempre stata pigra. Ero magra perché mi denutrivo e appena aumentavo di mezzo chilo mi denutrivo ancora di più, così era facile rimanere nel range prefissato sostenuta da una buona dose di vanità.

Mi sono quindi trovata a un empasse. Mi era chiaro che mangiare meno e soprattutto meglio e muovermi di più non erano un’opzione sostituibile ma non avevo nessuna intenzione di impormi una dieta né di praticare uno sport che comportasse iscrizioni a qualche palestra o corso, nè tanto meno l’acquisto di abbigliamento frivolo-sportivo. E certamente non volevo avere l’incubo della bilancia, da anni nemica giudicante e crudele. L’unica misurazione che ero disposta ad accettare non era in termini di kg o cm bensì in termini di energia. Ho letto, ho letto molto, ho scartato quasi tutto tranne alcuni dei suggerimenti del dott. Filippo Ongaro i cui libri e video consiglio vivamente (sono facilmente rintracciabili in rete).

Nei mesi di studio e di riflessione intanto ho incominciato a perdere naturalmente un po’ di chili anche perché essendo più serena la fame diminuiva e senza sforzi ho iniziato a mangiare di meno.

Prima convinzione quindi: se non si è a posto a livello emotivo e non si è sostentuti dalle giuste motivazioni si possono fare tutte le diete del mondo ma alla prima occasione si riprendono tutti i kg persi con tanto di interessi, quando non si perdono altre cose come per esempio la salute.

Del dott. Ongaro ho iniziato a fare miei due suggerimenti semplici e poco faticosi: assumere degli integratori e incominciare a ridurre le porzioni del 10% circa migliorando la scelta degli alimenti in termini di qualità. Devo dire che l’introduzione degli integratori nel mio caso ha portato beneficio proprio in termini di energia. Per integratori non intendo niente di particolare. Io ho scelto quelli che si trovano anche nei supermercati per donne con più di 50 anni.

Rimaneva il problema movimento: tutte le mie fonti, Ongaro in testa, erano concordi. Il movimento fa bene e non si può derogare. Per me questo era un vero problema perché non c’era proprio nulla che mi andasse di fare e mi sembrava di non avere mai il tempo per farlo. Allora mi sono fermata ancora una volta a riflettere: quali erano i miei must? Se dovevo iniziare a fare attività fisica dovevo mettermi in testa che avrei dovuto farla tutta la vita e perchè questa condizione potesse essere soddisfatta,  per come sono fatta io, doveva essere una attività che potessi fare ovunque, a costo pressochè nullo, non troppo intensa, e che non comportasse la necessità di altre persone per essere svolta. Ma soprattutto doveva essere un’attività divertente. Dovevo solo trovare la soluzione dell’equazione ma il patto con il mio corpo ormai era sancito. Piano piano, insieme saremmo tornati ad essere una squadra, una squadra che gioca con obiettivi a lungo termine e senza ansie.

In un prossimo post condividerò con voi le soluzioni che ho trovato. In questo articolo volevo sottolineare l’importanza dell’equilibrio mente corpo. Non basta l’uno e non basta l’altro. Ho dovuto sperimentarlo di persona per convincermi di un concetto scontato e vecchio di anni. Ed è stata una scoperta strabiliante, uno dei cambiamenti più positivi della mia vita, un altro dono!

Ah, per chi è già in super forma consiglio di verificare che la vostra attenzione sia sempre rivolta al motore. Poi ci sta anche la carrozzeria, purchè non diventi un’altra gabbia dorata di cui alla fine si diventa prigionieri. Ma avremo occasione di riparlare anche di questo.

A qualunque punto voi siate: change is good!

 

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Siamo internet?

Siamo internet?

Una delle rivoluzioni che più mi hanno fatto felice di questo ultimo anno e mezzo è che in Europa il piano tariffario del proprio cellulare rimane invariato, mentre una volta come rabdomanti si andava a cercare un punto wifi tipicamente ubicato nei baretti dei campeggi che pullulavano di ragazzini con il telefono in mano.

L’anno scorso invece l’anno della svolta. Io ho un piano con 30 GB e fra Germania e Olanda mi sono guardata in streaming l’impossibile consumando solo una parte del mio tesoretto. Non so cosa sia cambiato quest’anno perché in materia sono assolutamente ignorante, fatto sta che in viaggio per sedare la mia figliola più piccola che ancora non possiede un cellulare di sua proprietà ho usato il mio come hotspot in modo che potesse guardarsi una serie appena scoperta su Netflix. Conclusione arrivo a Graz e i miei giga sono esauriti. Mai successo prima. Niente Linkedin, niente fb, niente corsi,  niente blog, niente whatsapp, niente email, niente surfing. Una vita devastata. Ma Tim arriva in mio soccorso e mi dice che posso comprare 10 giga per la modica cifra di 20 euro Come non avrei lesinato per l’ossigeno in caso di emergenza ho subito abboccato come una polla usando paypal utiizzando timidamente il pc di mio marito che possiede una preziosissima chiavetta aziendale la cui password era rimasta salvata nelle impostazioni del mio cell ma che mi ha pregato di non utilizzare se non per attività brevi. Finalmente arriva la notifica dell’attivazione dell’offerta, ma non c’è modo di collegarsi. Venti telefonate a Tim dove gli operatori tutti gentilissimi mi dicevano di controllare le impostazioni del telefono che alla fine non sono più di cinque e che ormai conosco a memoria e tutti alla fine mi facevano un reset della linea chiedendomi di spegnere il telefono per almeno 10 minuti dopo di che alla riaccensione tutto avrebbe funzionato. Teoricamente. La realtà era diversa. Tutto questo ovviamente nei momenti morti della giornata perché eravamo in giro a visitare la città o coinvolti in altre attività turistiche che non riuscivo nemmeno a godermi appieno. Cercavo di condividere con i miei familiari il mio dramma e il mio stupore perché possiedo anche una sim Iliad e nemmeno quella si connetteva. Ho allora chiesto all’altra figlia e a mio marito se potessero provare la mia sim nei loro rispettivi telefoni e sono venute fuori le scuse più creative. Diagnosi conclusiva: “sempre a te succedono queste cose, chissà cosa hai fatto a quel telefono”, con aggiunta “non dovevi far vedere a Marta Netflix perché adesso è in alta definizione e consuma di più rispetto all’anno scorso”. Vero o falso che sia NON POTEVI DIRMELO PRIMA? Al di là della disavventura abbastanza innocua mi sono resa conto di come il mio benessere dipenda fortemente da internet. Dopo che ho preso in giro i miei figli quando per un motivo o per l’altro non riuscivano a connettersi, facendo loro predicozzi su come sono dipendenti,  facendo notare quante cose belle si possono fare senza rete: pensare, andare in bici, perdersi nella natura visto che siamo in vacanza, camminare, chiacchierare, disegnare… Io madre saggia trasformata in una quindicenne in astinenza. Ma è proprio così che mi sono sentita. Nemmeno la musica che tengo tutta su google play music riuscivo ad ascoltare!. Mia figlia maggiore che è  la più generosa mi ha detto che se volevo poteva farmi da hot spot ma solo per guardare i messaggi e le mail e anche in fretta. Ma domani si rinnova l’offerta e hai ancora un sacco di giga lasciami seguire uno dei miei corsi che sono indietro! NO.

Ieri mattina l’offerta si è rinnovata anche per me e magicamente mi sono ricollegata e il mio umore è cambiato radicalmente. Quindi il mio telefono non aveva nulla che non andasse, i 10 giga acquistati non so perché non fossero fruibili ma lo scoprirò con altre 20 telefonate a Tim e ora non faccio più da hotspot a nessuno. Ma il punto è “il mio umore è cambiato radicalmente”.  52 anni e il mio umore deve dipendere da una connessione internet? C’è veramente qualcosa che non va e molto, molto su cui lavorare. Qual è il vostro rapporto con internet?

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Stupido inutile orgoglio!

Stupido inutile orgoglio!

Sono in vacanza! Ieri siamo partiti in camper alla volta dell’Austria. I due giorni precedenti sono stati pesantissimi per una serie di impegni imprevisti e sono arrivata alla partenza cotta come tutti gli anni, nonostante fossi libera dagli impegni dell’ufficio. Siamo partiti con mio marito alla guida. Traffico più che intenso. Ci fermiamo per pranzo. Un panino al volo e ripartiamo. Ci diamo il cambio alla guida. Io amo guidare il camper e ho percorso lunghi tragitti da sola con le mie figlie. Il traffico continuava ad essere caotico, a volte eravamo praticamente bloccati. Il rumore del condizionatore a palla, in modo che raffrescasse anche la cellula, mi ipnotizzava, forse avevo anche mangiato poco e troppo in fretta. Non mi sentivo bene, avrei pagato qualsiasi cosa per andare a dormire. Mi rendevo conto che gli occhi tendevano a chiudersi, ma fermarmi e chiedere a mio marito il cambio non mi andava. Come gran parte degli uomini non gradisce la mia guida e in realtà ha anche le sue ragioni perché in macchina sono molto distratta. Ma con il camper no, sto molto attenta perché mi rendo conto del peso che mi porto dietro, della distanza di frenata, dello sbalzo nelle curve e sono fiera della mia indipendenza alla guida. Eppure sentivo che non ero in grado di guidare, ma non ho detto nulla. Ho cercato di cantare, ho cercato di fare conversazione con mia figlia che mi sedeva accanto, ma non si schiodava dalle cuffie. Ho fatto due brutte frenate perché mi hanno tagliato la strada, ma i miei riflessi erano rallentati. Sono dovuta arrivare al punto di sentirmi quasi svenire per accostare e dire semplicemente “non mi sento bene, ho paura di guidare in queste condizioni. Puoi riprendere tu il volante?” Ci voleva tanto? Che cosa avevo da perdere o da guadagnare? Ho rischiato l’incolumità della mia famiglia e degli altri automobilisti per cosa? A chi importava che io guidassi o meno? Ci ho pensato tutto il pomeriggio e tutta la sera e non sono riuscita a individuare una motivazione logica al mio comportamento se non un orgoglio stupido e fine a se stesso e in questo caso anche pericoloso. Mi vergogno sinceramente di come ho agito e penso a quante volte in passato, in altre circostanze, l’orgoglio mi abbia fatto scegliere la soluzione sbagliata, mi abbia fatto fare fatiche che avrei potuto evitare, mi abbia portato a pensare alla guida (in senso metaforico) come a un privilegio, quando guardare dal finestrino è molto più rilassante.  Questa è solo una riflessione che volevo condividere, come in un confessionale, perché sono stata veramente stupida. Non siate stupidi anche voi!!!

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Secondo step: RISCOPRI TE STESSO

Secondo step: RISCOPRI TE STESSO

Ricominciare nel mio caso ha richiesto una certa gestazione e una discreta quantità di tempo, forse perché dovevo rielaborare molti anni e molti eventi. Probabilmente non è così per tutti, ma io posso solo condividere la mia storia.

Consiglio di continuare a leggere principalmente a chi sente di essere lontano da quello che si era prefisso di essere dieci o vent’anni prima o anche solo cinque, a chi nemmeno ricorda di essersi prefissato qualcosa, a chi non si emoziona più in quelle occasioni che una volta non lo facevano dormire la notte prima per l’attesa, a chi vede le sue giornate come immagini sfocate, a chi vede se stesso allo specchio come un’immagine sfocata, a chi non sa più per chi o per quale motivo stia vivendo la sua vita.

Questo stato d’animo può essere scatenato da un evento traumatico (un licenziamento, una separazione, un lutto, una perdita in generale), ma può anche essere il risultato di un lento e silenzioso depositarsi di incrostazioni sul nostro cuore che così appesantito non batte più al ritmo giusto.

Personalmente sono stata per molto tempo nella seconda situazione ben conscia di esserci, ma non ho avuto il coraggio e la forza di reagire. C’è voluto il famoso evento e di questo un po’ mi dispiaccio, ma spero che le mie parole possano spronare anche solo una persona a prendere in mano la propria vita consapevolmente, prima che sia qualcun altro o qualcos’altro a obbligarlo a reagire.

Mi sembra anche giusto sottolineare il fatto che non necessariamente ci deve essere una situazione drammatica da cui scappare o da rimediare. Mi rendo conto che tendo a vederla in questo modo perché la mia scelta di ricominciare è avvenuta in un periodo davvero duro della mia vita, ero come si usa dire alla frutta, ma la mia esperienza personale è per l’appunto personale.

Bene che cosa vuol dire riscoprirsi e perché è importante?

Riscoprirsi ha significato per me fare una specie di inventario delle mie qualità, delle mie potenzialità, dei miei desideri, di ciò che mi rende felice, di ciò che mi fa stare bene.

Ho cercato di mettermi in una posizione di osservazione esterna e quanto più possibile distaccata, ho preso dei fogli bianchi e ho incominciato a fare una sorta di brainstorming personale scrivendo, disegnando, sottolineando, colorando, scarabocchiando tutto quello che mi veniva in mente senza nessun ordine e soprattutto senza nessun giudizio. Quei fogli erano miei: li vedevo soltanto io ed erano il mio modo di focalizzarmi su qualcosa di davvero importante. Potevo scrivere tutto quello che volevo. Non mi sono data un tempo, mi sono data tempo; il tempo che sentivo necessario. Pian piano riorganizzavo le parole chiave che avevo scritto cercando di raggrupparle in categorie, cambiavo i raggruppamenti, evidenziavo quelle che in qualche modo sentivo come più significative, ragionando più con la pancia che con il cervello. Alla fine, pur sapendo che non bisogna mai ragionare in negativo, ho sentito l’esigenza fortissima di stilare una lista delle cose che per nessun motivo al mondo avevo più intenzione di fare, dei sentimenti che non ero più disposta a provare e delle persone con le quali non intendevo più avere rapporti. Probabilmente un coach o uno psicologo potrebbero contestare questo mio approccio ma per me è stato forse il punto focale. La decisione di dire basta a ciò che mi faceva soffrire, che mi castrava in qualche modo, la sensazione di riprendere in mano la mia vita con l’obiettivo irrinunciabile di ricominciare a stare bene sono stati motori potenti e momenti di vera rinascita. Avendo già metabolizzato il passo del perdono, sia nei miei confronti che nei confronti degli altri, tutte queste decisioni non sono state condizionate da rancori o risentimenti, né tanto meno da desiderio di vendetta. Ero serena nel dire “questa persona non deve più far parte della mia vita e dei miei pensieri” il che non significava che non le volessi più bene e non le augurassi il meglio che la vita poteva offrirle. E giusto per specificare non parlo di relazioni sentimentali. Mi riferisco a rapporti che per lunghi anni hanno lentamente logorato la mia autostima, la mia propensione a provare sentimenti positivi, la mia capacità di reazione e mi assumo interamente la responsabilità di aver permesso che questo avvenisse perché ho finalmente capito che i sentimenti che proviamo come conseguenza di quello che ci succede è nostra responsabilità, non colpa, responsabilità: ed è solo nostra.

Recentemente Emanuela Fato ha suggerito un passo al quale non avevo minimamente pensato, ma che consiglio a voi: quello di chiedere alle persone che ci conoscono, che hanno percorso un pezzo di strada con noi, quale immagine hanno della nostra persona dai vari punti di vista (professionale, personale e quant’altro).

Bene amici, riscoprire se stessi, togliere ad una ad una tutte quelle incrostazioni che durante gli anni abbiamo permesso che si stratificassero vi assicuro che riporta alla luce la perla che non sospettavamo di essere. Tutti quanti siamo perle, ognuna diversa dalle altre ma, tutte ugualmente preziose. Meritiamo di tornare a brillare per noi stessi e per portare luce agli altri. Riscoprire e soprattutto rimettere al centro della nostra vita noi stessi non è un atto di egoismo. Non significa rifiutare le nostre responsabilità, non significa dire “starei tanto meglio da solo, mollo i figli e me ne scappo a Bora Bora”. Significa anzi distinguere le nostre vere responsabilità da quelle che ci siamo assunti ma non ci competono. Significa presentare ai nostri figli e alle persone che amiamo una versione migliore, più positiva di noi stessi, anche se magari meno zerbino e apparentemente più scomoda. Significa porsi nei confronti del lavoro con maggiore consapevolezza rispetto a  quali sono i nostri reali obiettivi, rendendosi magari conto di quante energie abbiamo speso per inseguire obiettivi che in realtà non erano nostri.

Non saltate dunque questo importante incontro con voi stessi: riscoprite la vostra parte più bella e tutte le vostre risorse prima di impostare il vostro nuovo cammino.

Buona ricerca!

 

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Distrutta, ma FELICE

Distrutta, ma FELICE

Questi ultimi giorni sono stati particolari. Non ero in forma per problemi fisici di poco conto, all’inizio, terminati in un week end di passione causa sushi (i controlli incrociati con la mia commensale hanno confermato il sospetto). Week end che poteva essere bellissimo: in camper a Porlezza, temperatura ideale, posto ideale, colori ideali. Eppure, nonostante il malessere fortissimo, questi giorni sono stati dei gran giorni. Mercoledì sera l’incontro con Davide Cardile e tutti i Purple People all’Aperiviola al Copernico di Milano, giovedì una merenda a casa della mia Fatima, venerdì la tipica accoppiata Ikea-Sushi che contraddistingue le uscite con la mia più che amica Rita (la prossima volta il sushi lo sostituiamo con una pizza nostrana) e nel week end la richiesta di contatto da parte di Anna, una persona che in passato ha avuto molta importanza nella mia vita e ha in realtà continuato ad averne ma per una sorta di rispetto dovuta al fatto che entrambe abbiamo attraversato periodi difficili, non ci eravamo più sentite.

Un contatto linkedin, il primo veramente scelto nel confuso mare linkediano, attratta da una immediata affinità; degli emeriti sconosciuti amici suoi che ora in parte sono anche amici miei (in una serata? Sì in una serata).

Una donna semplice e meravigliosa, la più dolce e profonda del mondo, che ogni volta sa farmi sentire una regina e mi stupisce sempre con la sua saggezza e delicatezza così insolita data la giovane età.

Un’ex collega che è ormai da anni una delle mie più care amiche (amiamo chiamarci le sorelle soffici perché non siamo propriamente filiformi) che riesce a farmi ridere come pochi al mondo,

Una giovane donna che è stata un punto di riferimento negli anni che credevo difficili (non sapendo cosa sarebbe venuto dopo) di mio figlio.

Ognuno e ognuna di loro una fonte di emozioni belle, così belle che me le sono volute cullare nel cuore fino ad oggi in cui faccio fatica a scrivere perché la testa è vuota e il corpo non mi regge. Ma sento la necessità di condividere. Sento la necessità di evidenziare il fattore comune alla base della mia felicità, o per essere più precisi di quel senso di appagamento e soddisfazione profonda che dura molto più a lungo della felicità.

Il fattore comune capace di generare queste emozioni, come quasi sempre avviene nella mia vita, sono le persone. Le persone belle e disinteressate. Le persone con cui puoi essere te stessa, a cui non devi dimostrare nulla, le persone alle quali silenziosamente auguri ogni bene e loro nemmeno lo sanno. Persone diverse da te, per età, sesso, passioni, scelte di vita, religione. Ma uguali a te per come si pongono nei confronti delle altre persone: come dei pari, con le mani tese sia per dare che per ricevere, persone che non ti vogliono fregare, non ti vogliono vendere qualcosa dietro a un sorriso finto, non hanno secondi fini.

Sono convinta che a volte il fatto di non essere nessuno come me sia un vantaggio, non un fallimento, perché si può essere certi che le persone che ti cercano, cercano te. Ed essere scelti è una gran bella sensazione.

Il mio professore di italiano delle medie usava correggere i temi cerchiando tutti i termini ripetuti (io peccavo spesso per cui i cerchi diventavano triangoli, quadrati, stelline…). Tutto quel cerchiare mi è rimasto nel cervello pertanto cerco sempre di stare attenta a trovare sinonimi per non cadere nella ripetizione. Ma questa volta ho ripetuto i termini persona e persone senza sensi di colpa e sarei ben felice di cerchiarli in rosso io stessa perché sono troppo importanti e a volte troppo maledettamente scontati.

A tutte le persone che hanno reso e rendono la mia vita speciale, che hanno determinato quella che sono, che palpitano nel mio cuore: un grazie profondo. Non le nomino tutte perché loro sanno quanto sono importanti per me.

E a tutti coloro che non hanno capito quanto potrebbero dare e quanto potrebbero avere ma restano convinti che dal loro finto piedistallo la vista sia più bella va il mio augurio sincero: la vita non è ancora finita e la porta è sempre aperta, basta scendere e aprire il cuore.

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