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NON TUTTO IL MALE VIENE PER NUOCERE

 

La gestazione di questo blog cominciò bene o male l’ultimo minuto dell’ultimo giorno prima dell’inizio delle scorse ferie estive quando mi fu consegnata una rassicurante lettera di trasferimento a Torino (io lavoravo a Milano). Le motivazioni non sono importanti e a quanto ho saputo, ne sono girate diverse originali versioni. Ad ogni modo era chiaro che con lo stesso stipendio a Torino tutti i giorni non potevo andare per questioni di tempo, di soldi e di accudimento della prole che parzialmente ha ancora bisogno di me. Seguì quindi la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro avvenuta il 22 ottobre successivo.

Più o meno tre mesi che ho vissuto come un’infernale eternità e durante i quali sono stata molto male: mi sentivo presa in giro, trattata ingiustamente, dopo 11 anni in quell’azienda…. Somatizzazioni di tutti i tipi, attacchi di panico (di cui già soffro) e ogni altra manifestazione che (l’ho capito solo molto dopo, anzi è stata un’amica a farmelo notare) permettesse alla mia coscienza di sentirsi sufficientemente in colpa per mascherare il fatto che dentro di me ero felice : mi sentivo libera! 11 anni in cui avevo vissuto male solo per poter portare a casa la pagnotta, 11 anni in cui non ero riuscita a trovare un lavoro migliore cosa che vivevo come un fallimento; 11 anni in cui mi sono sentita quotidianamente inadeguata, perché quello in fondo non era il mio lavoro. Libera finalmente! Non avevo scelto io, la mia coscienza era pulita, qualcun altro aveva scelto per me e lo ringrazio con tutto il cuore anche se le intenzioni non erano affatto amichevoli. Libera, dopo tanti rospi ingoiati, di ripensare la mia vita, di prendermi una boccata di ossigeno per riflettere. Avevo subito un torto? non me ne importava più nulla. Non mi stimava nessuno nel mio ex posto di lavoro e avevano stappato la bottiglia di champagne quando me ne sono andata o peggio ancora nemmeno si erano accorti della mia assenza? non me ne importava nulla. I colleghi che erano amici sono rimasti amici. Gli altri? non me ne importava e continua a non importarmene nulla.

Ed ecco che un evento spiacevole è diventato la mia salvezza a un passo dall’esaurimento. Ma era solo il lavoro il problema? No, ce n’erano molti altri. A 52 anni alle tue gabbie di sbarre  dorate e infiocchettate hai avuto tempo di metterne molte e quando lo capisci non sai più come uscirne. Del resto ci sono i doveri sociali, i doveri nei confronti dei figli (che però doveri nei tuoi confronti sembrano non averne), nei confronti della famiglia in genere, problemi economici, i giudizi dei parenti (“E come fai adesso senza lavoro? se solo fossi stata zitta, se solo non avessi il tuo carattere….”) . Ma non me ne importava nulla.  Quello che importava ero solo ed esclusivamente Fulvia. Non Fulvia la mamma, né Fulvia la figlia, né Fulvia la moglie e nemmeno Fulvia che deve portare a casa lo stipendio. Egoista? forse e perchè no? Quando non hai più niente da dare agli altri se non pensieri negativi allora per il loro bene prima ancora che per il tuo fermati: rifletti. Cosa stai veramente cercando? cosa ti farebbe veramente felice? quali sono i tuoi talenti che non riesci più a vedere? Che alternative puoi trovare? Che cosa non intendi più fare nemmeno fosse per il bene di mezzo pianeta? Che cosa hai sbagliato in questi lunghi anni? Che lezioni hai appreso da questi errori? Quali sono i rami secchi nella tua vita? Sei disposto a tagliarli? Sei disposto a fregartene di quello che gli altri si aspettano da te? Sei disposto a guardare un po’ dentro te stesso smettendo di correre correre correre, arrivando a sera distrutto attendendo il minuto in cui potrai metterti le cuffie e vedere un film stupido per non guardare la realtà,  per poi risvegliarti la mattina successiva più stanco di quando ti sei coricato e dover ricominciare tutto da capo come uno zombie che non sa più chi è e per chi sta facendo tutta quella fatica?
Mi sono presa il mio tempo, ho fatto lunghe riflessioni, fogli su fogli di idee, le più assurde. Tempo e silenzio interiore, senza togliere niente a nessuno. I miei figli non sono morti di fame, hanno affrontato anche loro periodi difficili e sono stata in grado di accompagnarli nel tentativo di uscire dalle loro di gabbie. La casa va a rotoli ma non è mai stata una priorità e andava a rotoli anche prima. Per fortuna l’INPS con tutti i suoi limiti è intervenuta e ho le spalle un po’ coperte (forse l’Italia non è tutta da buttare!). E nel mio caso ho un marito che riesce a tamponare economicamente la situazione e non mi fa pressioni. Questo è un grande regalo della vita che non tutti possono permettersi e lo ringrazio infinitamente per il suo sostegno.
Così piano piano ho cominciato a rimettere insieme i miei pezzi, ho preso delle decisioni ponderate, il futuro dirà se sono giuste; ho letto, letto, letto tutto quello che poteva aiutarmi a capire il mondo attuale del lavoro, quali erano le mie possibilità, tutte le strategie di benessere di cui il web è pieno cercando di fare una cernita provandole su me stessa ottenendo risultati apprezzabili con alcune e risultati nulli con altre.
Ho imparato tanto in questi mesi. Ho iniziato con impegno e convinzione un master di digital marketing presso Digital Coach che mi ha accordato una borsa di studio in considerazione dello stato di inoccupazione, ho conosciuto tante persone nelle mie condizioni, sono nate amicizie… insomma ho ricominciato davvero. Guadagno economico? 0 spaccato. Ma non è questo che importa. Sto mettendo le basi per una vita più serena in cui spero il guadagno torni ad esserci senza l’obiettivo di diventate ricca.
Sin dall’inizio avevo intenzione di dare vita a un blog di questo tipo ma non ne ero tecnicamente in grado. Doveva intitolarsi “Ricomincio da 52”, perché la svolta era avvenuta poco prima del mio 52mo compleanno.  Chi è in questa età  sa bene quanto sia difficile ritrovare la fiducia nel futuro, quanto sia frustrante non essere considerato appetibile sul lavoro, sentirsi stanchi e delusi e anche avere una gran paura.  Volevo condividere la mia esperienza con chi viveva la mia stessa situazione.  Ma poi ho pensato che fosse riduttivo. Non esiste solo il lavoro nella vita e non solo gli over 50 non hanno più fiducia nel futuro. Una persona può sentirsi bloccata anche a 20 anni, a 30, a 15 a qualsiasi età e allora ho pensato che la barca è una sola e ci possono salire tutti quelli che hanno qualcosa da dare o qualcosa da prendere secondo la logica naufrago salva naufrago e non “io ho capito tutto e ora ti insegno”.
E quindi il blog ha cambiato taglio assumendo il titolo attuale. Quando mio figlio ha visto la parola cuore ha detto “oh no non sarà qualcosa di religioso”!!!!
No, non non è niente di religioso. Io sono una persona molto spirituale, questa mia caratteristica emergerà ogni tanto, ma non posso cambiare quella che sono e sono più che disponibile e interessata a leggere e pubblicare interventi di persone che hanno un approccio diverso dal mio. Il cuore è inteso come sede delle emozioni, perché sono convinta che tutto nasca da lì. Il modo di reagire, la propria autostima, la rabbia che ci acceca e non ci permette di vedere il sentiero proprio davanti ai nostri piedi. Tutto. Mettiamo a posto le nostre emozioni e tutto il resto verrà da sé. Questa è l’unica certezza che ho in questo momento.